Sicilia: qui si sono dati appuntamento tutti. Greci, Fenici, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli. Ognuno ha lasciato un pezzo di sé e il risultato è qualcosa che non esiste da nessun’altra parte.
L’Etna comanda tutto. Respira, brontola, sputa fuoco e decide quando è tempo di cambiare il paesaggio. Sotto, Catania rinasce nera di lava ogni volta. Dall’altra parte Palermo profuma di spezie arabe nei mercati della Vucciria e di Ballarò, mentre i pupi raccontano le guerre di Orlando.
Agrigento schiera la Valle dei Templi contro il cielo: otto giganti di pietra dorata che guardano il Mediterraneo da 2500 anni. Siracusa sussurra ancora le formule di Archimede a Ortigia. Taormina lancia il suo teatro greco contro il mare, con l’Etna che fa da fondale.
È l’isola del barocco che esplode a Noto. Delle saline di Trapani che diventano rosa al tramonto. Di Stromboli che spara lapilli nel buio come un faro per Ulisse.
Qui il cannolo è sacro, la granita è colazione, e il tempo si misura in “accussì”.
Questa è la Sicilia. Triangolo di fuoco, di mito, di bellezza violenta. Non la capisci. Ti prende.
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